Vi sblocco un ricordo… audiovisivo: LOST IN GOOGLE

Dieci anni fa (2011) uscivano due webseries (= serie pubblicate sul web, in questo caso entrambe su YouTube) che a loro modo hanno definito una strada nuova ed alternativa nella realizzazione di prodotti audiovisivi in Italia.
Ve ne parlo in due articoli.

Nello scorso articolo vi ho parlato di Freaks! In questo, vi sblocco il ricordo di… LOST IN GOOGLE.

Lost in Google è una webseries interattiva: l’idea geniale dei The Jackal – gruppo di videomaker napoletani partiti da YouTube e diventati poi una vera e propria casa di produzione – è stata quella di sfruttare una delle caratteristiche della piattaforma per raccontare una storia. In questo caso, i commenti degli utenti sotto ogni episodio – i più simpatici ed originali – venivano presi in considerazione per sviluppare la trama stessa della serie: gli spettatori avevano quindi un ruolo attivo importantissimo, perché le loro interazioni su un episodio potevano servire a comporre la trama degli episodi successivi. Gli stessi commenti utilizzati venivano poi mostrati nell’episodio nel momento in cui gli eventi della storia ne seguivano i suggerimenti.

Si tratta quindi di una produzione ambiziosa e complessa, con una narrazione fluida che richiede non solo allo spettatore un coinvolgimento attivo, ma anche ai realizzatori una dedizione attenta e particolare.
Un lavoro che certamente non sarebbe stato possibile senza una certa “affiliazione” preventiva: nel 2011 i The Jackal erano già molto conosciuti su YouTube, pertanto potevano contare su un pubblico di fedelissimi pronti a partecipare a questo esperimento audiovisivo unico nel suo genere.

La complessità “tecnica” del prodotto è smorzata dal tono profondamente ironico e meta della serie, caratteristica da sempre marchio di fabbrica dei ragazzi della The Jackal.
Si parte da un “episodio 0” in cui si pongono le basi della storia: il protagonista Ruzzo Simone (in realtà si chiama Simone Russo, uno dei tanti blackout ironici dei Jackal) viene letteralmente risucchiato dentro la rete dopo aver cercato la parola “Google” sul motore di ricerca. Due suoi amici, Ciro (Ciro Capriello) e Proxy (Roberta Riccio) cercano di svelare il mistero che si cela dietro questa scomparsa. Da qui è un susseguirsi di incontri e avventure strampalate che prendono alla berlina tutte o quasi le caratteristiche del web di quegli anni: i meme, Twitter, le app di Google come Maps, i bug e le idiosincrasie della rete, ogni elemento che fino a quel momento ha caratterizzato il mondo di Internet viene smontato dai Jackal con una sagacia irresistibile.
Un sacco di ospiti e apparizioni inaspettate, tra i quali addirittura Roberto Giacobbo, Maccio Capatonda e Caparezza, fino a YoTobi e agli stessi interpreti di Freaks! (in una encomiabile collaborazione generazionale) arricchiscono un quadro originale e francamente abbastanza irripetibile.

Come accennato in precedenza, i The Jackal sono poi diventati molto altro: hanno saputo sfruttare il loro successo su YouTube per diventare una delle realtà audiovisive italiane più interessanti degli ultimi 15 anni.
Nel loro lunghissimo curriculum hanno all’attivo spot pubblicitari visibilissimi in tv, un lungometraggio per il cinema prodotto con Rai Cinema (dal titolo programmatico Addio Fottuti Musi Verdi), nonché una serie di produzioni spesso in collaborazione con la stessa azienda televisiva, realizzate per il Festival di Sanremo e altre manifestazioni importanti (non ultima la narrazione in tempo reale degli ultimi Europei di calcio, visibile su RaiPlay).
Quest’anno, a 10 anni esatti da Lost in Google, i The Jackal sono approdati anche su Netflix con la serie Generazione 56K, altra disamina sul mondo di Internet, ma con una visione più nostalgica.
I The Jackal sono insomma esempi viventi non solo di quanto il web possa essere proficuo se utilizzato con intelligenza, studio e tanto lavoro, ma anche di come la contemporanea produzione audiovisiva italiana non sia affatto priva di talento e possibilità.

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