Tardi

Spesso, sempre più spesso, mi sento vecchio. Vecchio e tremendamente in ritardo. Mi sembra che ormai sia tardi, per me, per fare qualunque cosa, o quasi. Le belle occasioni, se sono passate, bisognava afferrarle prima, quando eri più giovane e avevi “l’età giusta” per fare certe cose. Non le hai afferrate, ed ora senti di averle perdute per sempre e che ormai non ne arriveranno più. Un’altra generazione si fa avanti, i giovani sono altri. Io non so bene cosa sono. Non sono davvero vecchio, ok, ma sono comunque troppo vecchio per tutta una serie di cose che “normalmente” una persona dovrebbe fare da “giovane”.

Quando manchi tanti “riti di passaggio”, o occasioni che normalmente si identificano con una certa età, rimani in un certo senso immaturo. Non credi davvero di essere adulto, credi di poter continuare a fare quelle cose che facevi prima, credi che sia normale sentirti ancora un ragazzino. Gli occhi si aprono quando vedi sempre più persone della tua età, magari che erano all’asilo con te, col posto fisso e dei bambini. Tu, che hai la loro età, ci rimani quasi male se provi a metteti nei loro panni: è molto facile farlo, di fatto, anche se non li hai frequentati, sei cresciuto come loro, e quindi con loro, hai affrontato le stesse fasi storiche, sei stato adolescente nei loro anni, ventenne nei loro anni. Eppure loro sono lì, tu invece sei ancora fermo.

Ogni tanto salta fuori la frase motivazionale tipo “ognuno ha i suoi tempi, non affrettare le cose, non paragonarti agli altri”. Tutto verissimo, per carità, ma non toglie quella cosa che, come sempre, ti accompagna in questa vita in cui l’empatia e i rapporti umani sembrano ormai roba vecchia: la solitudine. La sensazione sempre più viva di dover affrontare un viaggio senza cartina, senza esempi o guide, senza appigli di qualche tipo.

Chissà, magari fra dieci anni avrò capito che queste sono tutte cavolate. Dieci anni fa credo che nemmeno mi passasse per la testa di fantasticare su cosa sarebbe stato di me oggi. Era tutto troppo “in là” per poterci costruire una narrazione, anche banale. Il tempo è, ovviamente, passato troppo in fretta.
Forse, fra dieci anni, sarò ancora così, con le stesse domande, ma più consapevole che probabilmente è tutto qui, che non ci sono davvero delle tappe, ma che la vita è un susseguirsi di eventi per lo più casuali e che le esperienze che tu vivi dipendono molto anche dall’ambiente e dal tempo che la sorte ti ha lanciato addosso. Fortuna, casualità. Non tanto treni che passano e che devi capire se e quando prendere, quanto treni che forse sì, arrivano, ma forse no, forse non passano proprio dalla tua stazione. Forse nemmeno partono.

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