Una mia breve sceneggiatura: “Puffo”

Quest’estate ho scritto tanto. Sono riuscito anche a riprendere a scrivere sceneggiature.
Il mio percorso precedente (e quello che attualmente sto cercando di far ripartire) riguardava il cinema e l’audiovisivo: ho studiato cinema all’università e ho girato tanti video e corti (alcuni – anche se non tutti: giro da quando avevo 16 anni, quelli fatti durante l’adolescenza non li vedrete MAI! – li trovate qui). Ho girato anche un lungo (questo).
Quest’estate l’ispirazione non è mancata. Avevo anche cominciato a scrivere una bozza per un nuovo film, ma mi sono bloccato. In compenso, mi sono trovato molto bene con le cose brevi (anche nella scrittura del blog è andata così).
La sceneggiatura che pubblico risale a luglio (data prima stesura: 12 luglio; seconda stesura, cioè riscrittura e correzione: 24 luglio).
Mi scuso se la formattazione del testo può risultare un po’ ostica, ma ho cercato di mantenere degli standard che assomigliassero il più possibile a quelli di una vera sceneggiatura, che ha delle precise regole tipografiche.

Per chi non fosse pratico, ecco una breve guida.
– Solitamente una scena inizia con la numerazione della stessa, indicando il luogo in cui si svolge (es. 1. GELATERIA). Se si svolge in un ambiente “al chiuso” si scrive “interno”, abbreviato INT. (es. 1. INT. GELATERIA), se “fuori” è esterno, EXT. (es. 1. EXT. MARCIAPIEDE).
Dividendo con una barra, si indica il momento temporale in cui si svolge la scena, come il giorno, il pomeriggio ecc. (es. 1. INT. GELATERIA/SERA).
– All’inizio di una scena si descrive più o meno il setting, la situazione in cui ci troviamo, partendo da sinistra. I dialoghi, invece, sono al centro del foglio, e sono preceduti dal nome del personaggio che dice la battuta. Nel mio caso, i protagonisti non hanno dei nomi precisi, per cui troverete ad esempio LUI o LEI, seguiti, andando a capo, dalla battuta che dicono. Il grassetto delle battute è un modo che uso io per evidenziare la parte dialogata, ma non è obbligatorio.
– Possono esserci delle parentesi in mezzo ai dialoghi: è il caso in cui si voglia rimarcare un’azione che un personaggio svolge mentre parla. Le possiamo scrivere proprio nel dialogo. Nel mio caso, ho scritto queste parti in corsivo per renderle più evidenti. Possono anche esserci delle azioni tra un dialogo e l’altro, al che si torna a scrivere a sinistra.
– Solitamente le scene, e quindi la numerazione e l’intestazione del luogo e del tempo in cui si svolgono, cambiano col cambiare del setting geografico. Ad esempio: se la prima scena, la numero 1, si svolge all’interno della gelateria, per cambiare scena bisognerà che l’azione si sposti all’esterno, o comunque in un altro luogo, al che partirà la scena numero 2.

Spero che il tutto sia abbastanza chiaro (ma vedrete che dopo pochi secondi di lettura ci avrete già fatto la mano).
Una sceneggiatura non (ancora?) realizzata scritta su un blog… Chissà, magari può essere un nuovo format!
Fatemi sapere che ne pensate.

PUFFO
di Alessandro Sala
luglio 2020

1. INT. GELATERIA/SERA
LUI entra. Il locale è per lo più vuoto. LEI è sola dietro al bancone e sta facendo alcuni conti su un block notes.

LEI
(tenendo la testa abbassata,
concentrata sul block notes)
Buonasera, mi dica pure.

LUI
Ciao.

LEI alza la testa, riconosce il ragazzo che le sta davanti. Appare sorpresa di vederlo.

LEI
Ciao!
(Breve pausa)
Che… Che sorpresa.

LUI
Come stai?

LEI
Io bene… cioè… Bene, sì… Tu?

LUI
Bene, dai, non c’è male.

LEI
(dopo un’altra breve pausa)
Scusa, cosa ti faccio?

LUI
Vediamo…
(guarda, o fa finta di
guardare, il listino sopra la testa
dalla ragazza) mmm… Ma tu hai
mai assaggiato il famoso Puffo? Di cosa sa?

LEI
Non lo so… Di… Puffo!

LUI
Sono commestibili, i Puffi?

LEI
(Sorridendo) Di solito è tipo
sapore vaniglia o fiordilatte, poi
ci mettono un colorante azzurro.
Alcuni aggiungono anche altra roba,
non so, anice…ma di solito se
chiedi che gusto è il Puffo, la
risposta è fiordilatte.

LUI
Ho capito. Informatissima.

LEI alza le spalle.

LUI
Allora vada per cono da 3 euro

vaniglia e fiordilatte.

LEI
Cioè…? Vuoi quelli o…?

LUI
Sì, scusa, scherzo…
Voglio dire Puffo, Puffo.

LEI
Ok, scusa.

LUI
Niente, scusa tu.

Mentre LEI prepara il gelato, c’è silenzio.

LUI
Belli gli occhiali.

LEI
Non ci vedo quando scrivo.

Un altro po’ di silenzio.

LUI
Io… C’è il cinema in piazza, qui

(indica con la testa dietro di sé).

LEI
Sì, vero.

LUI
Io… Tu… Dovresti venire qualche

volta… Magari quando stacchi…
Non lo so, sarebbe bello.

LEI
Sicuramente, però stacco

tardissimo. Stasera poi ci sono
solo io, ho le mani legate, lavoro
un sacco e ho dei turni di merda.

LUI
(quasi sottovoce) Sì, lo so.

LEI
(Lo osserva per un attimo) Lo sai?

C’è una sorta di pausa, un silenzio quasi straniante, e per un attimo pare che il ragazzo non abbia parlato affatto.

LEI
Scusa?

LUI
Nient
e.

LEI gli allunga il cono gelato.

LUI
Quant’è?

LEI
3
.

LUI
Ah sì sì, scusa, giusto.

LUI mette una banconota da 5 euro sul bancone. LEI tira fuori una moneta da 2 euro dalla cassa e glieli allunga insieme allo scontrino.

LUI
Allora grazie.

LEI
Grazie a te.

LEI sorride, LUI la guarda e sembra ipnotizzato.

LEI
Ah, e buon film!

LUI
Grazie… E tu, buon lavoro.

LEI
Grazie!

LUI
Spero… Cioè… Spero che ti vada

bene… Con gli orari, cioè con i
turni, insomma… Che riuscirai a
liberarti, a fare delle cose.

LEI
Grazie mille, speriamo. Sei gentile.

LUI accenna un sorriso maldestro e fa per andarsene. Con la mano che tiene il gelato fa un cenno di saluto con le dita.

LEI
Ciao.

LUI esce dalla gelateria, LEI torna a scrivere sul block notes.

2. EXT. MARCIAPIEDE/SERA
LUI si sta allontanando dalla gelateria. Ad un certo punto si blocca, pensieroso.

3. INT. GELATERIA/SERA

LEI sta scrivendo, quando improvvisamente si ferma. Pensa. Alza lo sguardo leggermente. Il suo viso ha un’espressione come dispiaciuta. Dopo un po’, tira fuori da sotto il bancone un foglio con scritti degli orari di lavoro. Poi, si toglie gli occhiali ed esce dal bancone.

4. EXT. MARCIAPIEDE/SERA
LUI è ancora fermo, bloccato e pensieroso. Si sente qualcuno avvicinarsi correndo, alla sue spalle.

LEI
Ehy!

LUI si gira, la guarda avvicinarsi di corsa.

LEI
Senti, credo che sia meglio giovedì
.

LUI
Giovedì?

LEI
Sì, giovedì ho visto che posso

saltare il turno… Posso staccare
alle 9… Se vuoi… Cioè se vai a
vedere un altro film…

LUI
(a malapena nasconde l’entusiasmo) Sì! Ehm…

LEI
(sorride) Ok, se vieni a prendere
un gelato, me lo prendo anche io
e poi andiamo a vedere il film.

LUI
Perfetto! Avevo proprio voglia di un gelato!

LEI
(quasi ridendo) Sì, però intanto
mangia quello, che ti si scioglie addosso!

LUI guarda la sua mano, il gelato sta colando. Alza la mano verso la bocca e comincia a leccarlo.

LEI
Dai, allora giovedì. Ciao!

LEI si volta e velocemente si allontana, LUI a malapena riesce a salutarla.
LUI appare felice. Vediamo il suo viso soddisfatto mentre la guarda rientrare al bar.

STACCO SU

5. EXT. MARCIAPIEDE/SERA
LEI è ancora al bancone, indossa gli occhiali e sta facendo i conti. È LUI ad osservarla da fuori. Il gelato nella mano è ancora tutto intero.
LUI sospira, deluso, come risvegliatosi da un sogno.

?FINE?


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