Adultezza

È sparito ogni riferimento all’età adulta: da ragazzino ti chiedevi come sarebbe stato essere adulti, se si sarebbe diventati più seri, più “misteriosi” anche, più impenetrabili e sicuri. La verità è che sei cambiato, ma ciò che hai perso nel passaggio te lo ricordi poco. Alcune cose sì, e infatti ci ridi sopra o rimani incredulo della tua “stupidità” di allora. Ma non ti senti adulto, proprio per niente, ti senti solo come una “continuazione” di quello di prima, con più pare, o forse meno, o forse semplicemente pare diverse. Non riesci più a ricordare cos’era pensare di diventare adulto.

Adesso che lo sei, adulto, non pensi di esserlo, adulto, e anzi ti domandi cosa fa di te un adulto. È vero che la nostra generazione del cazzo, forse più di altre, ha questo problema con il passaggio, perché di fatto si vive in molti in questa condizione di eterna precarietà tipica dell’adolescenza, del non sapere bene cosa si sarà. Adolescenti perenni, adultescenti direbbe Ammaniti. E però la nostra è un’adultescenza diversa da quella dei tardo X. È più cinica, disillusa, più “dark side”, e quindi a volte più sarcastica e ironica.
Più “bambina”, quindi?

Ci sono diversi modi di vedere la fanciullezza nell’adulto: è la parola “maturità” a caratterizzare sempre quello che pensiamo dell’età adulta. Siamo adulti bambini? Certamente! Ma non perché sfuggiamo alle nostre responsabilità (come fanno molti tardo X), ma perché in un certo senso siamo costretti a mantenere viva qualche fiammetta infantile.

Non esiste in italiano un termine unico per chiamare l’età adulta (in inglese ad esempio si può dire “adulthood“). Esiste la fanciullezza/l’infanzia, l’adolescenza, la gioventù/giovinezza, la vecchiaia. L’età adulta cos’è? L’adultezza?
Vorrà forse dire qualcosa, questo piccolo dettaglio (tutto italiano, eh). Forse non esiste davvero l’età adulta, così come non esiste un modo univoco e chiaro di definire gli aspetti che fanno di una persona un adulto.

Da ragazzo pensavi ad una cosa (e trovavi le scuse per i tuoi errori di gioventù facendoli corrispondere ad atteggiamenti che un adulto non avrebbe mai avuto), ma ora che ci sei (e da anni) non è tanto chiaro, e probabilmente non lo sarà neanche dopo.

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