Cambiere…no

Non intendo limitarmi, o autocensurarmi. Cercherò di esprimere il mio pensiero (le mie emozioni, più che altro) nel modo più sincero e chiaro possibile.

Abbiamo vissuto settimane di retorica, finto buonismo e frasi fatte sul concetto di cambiamento. Già dal giorno dopo l’inizio del lockdown, osservatori, intellettuali, giornalisti, chiunque avesse diritto di sentirsi importante, avevano già dato la sentenza: non saremmo usciti da questa pandemia nel modo in cui ci eravamo entrati. Questa vicenda ci cambierà, dicevano, impareremo nuove cose, saremo persone migliori e altre meraviglie.

Ora. Credo (anche se ho dei dubbi non piccoli) che sia possibile che nel mondo esistano dei Paesi e degli Stati seri, che da questa brutta storia trarranno conclusioni interessanti per poter cambiare alcune cose (alcune, eh, non tutta l’esistenza!), migliorarne altre che non hanno funzionato e non funzionano, nella lungimirante preoccupazione di future emergenze che possano essere affrontate in modi adeguati (diciamocela: ci saranno altre pandemie).

Non credo però che a questo gruppo di Paesi possa ascriversi l’Italia. Belpaese abituato ad intervenire a fatto compiuto, con pezze alla bene e meglio per tappare i buchi necessari al quieto vivere (non perché occorra farlo, ma per far tacere eventuali polemiche e rotture di scatole), fino alla prossima tragedia con morti e feriti. Mancanza di prospettive e visione del domani pari a zero, questo paese vive da decenni un eterno presente che non contempla altro che la sopravvivenza, il vivere giorno per giorno.

(Ponti e infrastrutture, terremoti, alluvioni, di cui il nostro Paese sarà sempre più vittima per la sua conformazione naturale: tutto è passato e passa attraverso il modus operandi al ribasso italico, coi disastri che conosciamo.)

Ecco perché oggi ci ritroviamo all’ennesima “apertura” che sa di ennesimo liberi tutti; ecco perchè se la Cei rompe (la Cei, non il Papa) bisogna assolutamente che ripartano le messe (ci siamo già dimenticati di quanto siano state potenti come focolai le cerimonie religiose); abbiamo già messo da parte scienziati ed esperti, dalle cui labbra pendevamo fino all’altro ieri. Bisogna rimettersi in moto il più in fretta possibile, tanto il numero dei morti non è più così importante, facciamo pure finta che sia passato il peggio, basta parlarne meno al tg, basta tornare a riempire le giornate con le minchiate di Renzi e Salvini.

(Vi risparmio il discorso, ahimé ormai retorico anch’esso, dell’importanza omnia dell’economia e della mancanza totale di riflessione sul nostro modello di vita e sviluppo, che di fatto favorisce le pandemie).

Dopo aver affrontato un’emergenza senza precedenti con un sistema sanitario prostrato da anni di tagli e cattiva gestione, continuiamo, imperterriti, a non aprire gli occhi sulle cose veramente importanti.
Riapre tutto, riaprono i bar, i parrucchieri, gli estetisti, le spiagge.
Solo una piccola, insignificante cosa è stata dimenticata: la scuola. Ché tanto non ve n’è bisogno, al massimo i bambini e i ragazzi fanno tutto da casa. Tralasciando che la scuola non è solo il luogo dell’apprendimento, ma ha un ruolo di socializzazione importantissimo (ce lo ricorda Cacciari oggi sulla Stampa), vorrei porvi una domanda da sessanta milioni di doppi dollari: oltre alla sanità, qual è l’altro settore che è stato praticamente messo in ginocchio da anni di tagli e mancato rinnovamento? Spoiler: l’istruzione.
Andiamo avanti con la retorica della scuola da casa, quando ci sono zone d’Italia che non hanno mai conosciuto una connessione wifi, ci sono edifici scolastici che cadono a pezzi, e chi si può permettere le video lezioni è una minoranza di studenti italiani, spesso residente nelle grandi città o che ha la possibilità di frequentare i migliori indirizzi.

Ma va bene così.
Apriamo tutto («smarmelliamo», direbbe un personaggio di borisiana memoria).
Chi temeva (come me) la cattiva memoria degli italiani, può stare sereno: abbiamo già dimenticato, e a pandemia non ancora finita!

Cambieremo.
Certo, in peggio (l’accoglienza social di Silvia Romano dovrebbe darcene un indizio).

Per una volta tanto mi piacerebbe vedere un capo di governo o di Stato italiani tenere il polso fermo di fronte alle continue lamentele, andare in tv e dire la verità: che l’Italia è un disastro, e se lo è la colpa è degli italiani. Che devono smetterla di prendersela con la politica (di fatto non ha più alcun potere) e cominciare a guardarsi allo specchio (e pagare le tasse).

Durante questi mesi di quarantena ne ho sentite e viste di ogni. Non c’è stato neanche bisogno di andare tanto lontano: per il mio vicino di casa la quarantena non è mai iniziata, se ne andava avanti e indietro con la macchina, in giro per trovare la sua congiunta (fidanzata), con beneplacito (o meglio, disinteresse) delle autorità locali.

All’equazione, i soliti noti, esimi filosofi, opinionisti, esperti hanno come sempre dimenticato di aggiungere un tassello importante: si cambia se c’è la volontà di cambiare. E gli italiani sono sempre stati molto bravi a piantare i piedi per evitare il vento in arrivo.
Infatti fanno schifo.

2 pensieri su “Cambiere…no

  1. La penso esattamente come te. Purtroppo viviamo in un mondo in cui l’apparenza è tutto, diciamo il perno intorno a cui ruota la società. Ora, io capisco che l’economia debba ripartire in qualche modo, ma i centri di riabilitazione e le scuole non hanno la stessa importanza di un salone di bellezza, se non maggiore? Si tende a seguire la massa e chi non lo fa è considerato sbagliato. La cosa certa è che non cambieremo mai.
    Complimenti per l’articolo. Buona giornata, un abbraccio! 😊

    Piace a 1 persona

    • Grazie mille per essere passata, Laura. Sì, non posso che concordare. Forse sono un po’ superficiale per alcune persone…ma allo stesso tempo penso che queste persone siano superficiali perché pensano solo al denaro… vabbé, non se ne viene a capo :D.
      Grazie ancora e a presto!

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.