Cosa resterà degli anni ’10. Il riassuntone

Non riesco a pensare a titolo migliore.
Perché il riferimento alla canzone di Raf sta a pennello per un decennio che ha fatto degli anni ’80 il proprio feticcio. Ad un certo punto ci siamo ritrovati circondati da musica che richiamava gli anni ’80, da film che citavano il cinema di quegli anni, quando non a veri e propri remake o sequel di classici o saghe storiche che hanno visto i natali in quella decade.
Ciò che sembrava morto è tornato in vita, ciò che pensavamo vecchio e relegato ad uno spazio di 30 anni prima ha cominciato a riapparire, vecchie glorie ormai anziane sono tornate alla ribalta, mode e prodotti culturali ispirati palesemente agli anni ’80 sono diventate parte di ogni cosa.

In The Game Unplugged, Francesco Guglieri scrive:

Non è un caso […] che il decennio più saccheggiato sia quello degli Ottanta del Novecento. Non solo perché erano ragazzini gli adulti di oggi, i consumatori ad alto potere d’acquisto a cui queste merci si rivolgono. Ma anche perché gli Ottanta sono stati gli anni, gli unici anni, in cui il digitale già esisteva – c’erano gli effetti speciali computerizzati al cinema, i cervelli elettronici iniziavano a essere usati diffusamente nella finanza o nei trasporti, i computer iniziavano a essere «personal» e a entrare nelle case: come il Commodore 64 […] – ma era un digitale, come dire, «gestibile», controllabile, conoscibile. O, meglio, così ci appare oggi. La retromania, allora, vende il sogno di un digitale «a misura d’uomo», la nostalgia di un tempo in cui era l’uomo a dominare la macchina. Come un velo di purezza e semplicità che cela, e rende sopportabile, una realtà in cui la tecnologia appare sempre più autonoma, impenetrabile nelle intenzioni, inconoscibile nei funzionamenti.

Gli anni 2010 hanno visto uno scarto, quasi improvviso: improvvisamente qualcosa è sfuggito al nostro controllo. Le borse sono impazzite, la comunicazione online ci è sfuggita di mano, quasi come se a decenni di continue scoperte e balzi in avanti si fosse improvvisamente contrapposta una regressione sociale e culturale. Ci siamo sentiti minacciati, e abbiamo cercato la risposta tornando indietro, in un passato idealizzato di cui se è vero che alcuni hanno effettivamente un ricordo romantico (distorto e poco corrispondente al vero), molti altri, quelli nati durante o dopo gli anni ’80, non hanno la benché minima idea di cosa si tratti. (Negli ultimi tempi c’è stato un tentativo di recupero anche degli anni ’90, fratellini sfigati degli ’80. Io stesso mi ci sento molto più legato, ma i fratelli maggiori sono sempre stati più in forze).

Improvvisamente, dopo aver giocato alla Play Station, aver vissuto (poco e male) il cinema 3D (in realtà, ennesimo rimasuglio del passato), aver costruito un complesso e preciso sistema di socialità online, con siti di appuntamenti, chat, tormentoni più o meno ironici, rimandi ipertestuali, scambi di cultura attraverso la rete (film e musica scaricati spesso illegalmente)… improvvisamente qualcuno o qualcosa ci ha fatto svegliare in un mondo diverso.

Il decennio dei ’10 è il decennio dell’ improvvisamente.
Improvvisamente YouTube ha scoperto che bisognava pagare le royalty agli artisti e che se voleva sopravvivere doveva creare un nuovo prodotto commerciale; improvvisamente il cinema, in agonia, si è accorto che la tv stava diventando molto meglio, che le persone non andavano più in sala perché scaricavano illegalmente sul proprio computer, evoluzione tecnologica e superveloce della pirateria. Per cui si sono inventati Netflix e le altre piattaforme. Ma lo scarto enorme, il cambiamento radicale era già avvenuto.
Improvvisamente qualcosa si è incrinato, e tutto ciò è avvenuto nel mezzo del decennio. C’è chi ha definito gli anni 2000 il decennio breve; gli anni 2010 possono essere definiti il decennio bifase.
O bipolare.

Prima c’era stato il salto tecnologico, l’entusiasmo per il nuovo, le varie primavere arabe, Obama, l’IPhone, Whatsapp, Facebook, Twitter e Instagram, l’apertura al mondo, la Ice Buckett Challenge, i gattini e gli youtuber a rappresentare la possibilità che in questo nuovo mondo chiunque, partendo dalla cameretta di casa, con una telecamera prima e un telefonino poi, potesse diventare una star, bipassando decenni di sistemi ben consolidati.
Poi, improvvisamente, sono arrivati la Brexit e Trump, l’Italia si è riscoperta razzista, un presidente neo-fascista ha cominciato a dare fuoco all’Amazzonia. La gente è diventata triste, depressa, sola, risentita ed aggressiva. I giovani sono spariti, dalla realtà e dai social, ed eserciti di 50enni maleducati al nuovo hanno monopolizzato il mondo aperto con la loro chiusura. Gli strumenti di cui sopra sono diventati delle armi. Tutto è tornato ad essere più piccolo, più “basico”, più nebbioso e sconfortante.

Tra questi due tempi degli anni ’10, una miriade di eventi strani che avremmo dovuto percepire quasi come segnali: l’impossibilità di formare governi solidi; due papi (sì, un papa si è dimesso!); un presidente della Repubblica rieletto che, rimproverando molto chiaramente la classe politica, si vede rispondere con scroscianti applausi dalla stessa; Edward Snowden che scopre che siamo tutti spiati, e non da poco tempo; aggiungiamoci immagini per così dire “simboliche” che ci hanno colpito, come una nave da crociera naufragata all’isola del Giglio e, per i più fatalisti, la nazionale di calcio che non va ai mondiali.

C’era stato ovviamente qualcosa prima, qualcosa che aveva se non altro aggravato la nostra percezione dei pericoli cui stavamo andando incontro, caratterizzando tutta la sfiducia successiva: il decennio si è aperto con le conseguenze dell’enorme crisi finanziaria del 2008. Inutile non ammetterlo: quella ha deciso tutto, se non altro per la prima parte del decennio, comportando il passaggio alla fase 2.

Mentre eravamo distratti dal cercare i Pokémon nella nostre città, imperversavano due Mattei, dallo schieramento sì opposto, ma figli entrambi di quella cultura dell’edonismo propria degli anni ’80. Gli stessi che abbiamo ripescato per ritrovare un senso al (nostro) mondo. Improvvisamente: il terrorismo europeo, le tragedie legate alla cattiva manutenzione delle infrastrutture (il passato che torna a farsi sentire perché il presente non è stato capace di addomesticarlo); Antonio Megalizzi e Giulio Regeni, le sparatorie e le vittime spesso giovanissime nelle scuole americane, paesi in via di sviluppo che riscoprono regimi totalitari, le stragi in mare di migranti in fuga dalle guerre, i disastri legati al riscaldamento globale (e in questo contesto si potrà dire che gli anni ’10 sono stati il decennio in cui “tutto è cominciato”).

A tutto questo, ad un mondo che è cambiato rapidamente mentre egli non è stato sufficientemente veloce ad adeguarsi, l’uomo ha risposto in due modi: o cercando nel passato, ripescando concetti arcaici legati a chiusura ed intolleranza, perché se il mondo va’ così male forse abbiamo sbagliato prima, e dobbiamo richiudere le porte, o se non altro starcene al sicuro nelle nostre mura domestiche; oppure abbandondandosi alla propria tristezza, come successo per lo più ai giovani, convinti che un futuro non ci sarà mai. I tormentoni estivi spariscono (o sono tristi pure loro) e arrivano la trap e l’indie a portarci dentro mondi oscuri privi di speranza. Anche la musica leggera non riesce più a trovare la leggerezza, al massimo si fa sedurre da sonorità anni ’80, che quelli sono sempre una risposta adeguata.

Invidia per ciò che l’altro ha più di me, tifoserie da stadio portate all’estremo in ogni campo della vita, egoismo, senso di solitudine e di abbandono, scarsa cura nel lavoro di ogni giorno. Mentre Notre-Dame bruciava, mentre a Hollywood sbagliavano l’Oscar, mentre sui social ci si scannava sull’ultima stagione del Trono (e in generale su qualsiasi argomento dell’esistente); mentre Barbara D’Urso continuava a picchiare sul tasto, Maria De Filippi a fare sbranare i giovanissimi Amici tra loro e a mandare in giro postini in bicicletta al freddo (ma non sono tutti come Don Matteo!); mentre la tv italiana rendeva eroi epici i camorristi, Sanremo tornava cool perché lo prendevamo in giro, e l’Eredità si alzava come l’ignoranza dei suoi concorrenti, il decennio dei cuochi spettacolo, dei talent dai talenti labili, della competizione perenne, di Messi, Ronaldo e Chiara Ferragni, ci ha portato via grossi nomi noti del passato e del presente: David Bowie, Chuck Berry, Prince, Carlo Vanzina, Sergio Marchionne, Chester Bennington e Chris Cornell, Whitney Houston, Mandela, Dolores dei Cranberries, George Michael, Lemmy dei Mothorhead, Donna Summer, Liz Taylor, Peter O’Toole, Amy Winehouse, Joe Cocker, Pino Daniele, Luren Bacall, Robin Williams, Carrie Fisher, Lou Reed, Leonard Cohen, Bud Spencer, i fratelli Bertolucci, Philip Seymour Hoffman, Gene Wilder, Shirley Temple, Alan Rickman, Salinger, Spock e Colombo, Stan Lee, la Thatcher, Neil Armstrong, Steve Jobs, Muhammad Ali, James Gandolfini, Rutger Hauer, Roger Ebert, Wes Craven, George Romero, Enzo Jannacci, Hugh Hefner, Luke Perry, Leslie Nielsen, Roger Moore, Jerry Lewis, Aretha Franklin, Stephen Hawking, Lucio Dalla, Fidel, Andreotti, lo stesso Dio.
(E no ho pure dimenticati tantissimi).

Era da tanto che non si sentiva questo bisogno impellente di guide, di figure che ci spieghino e ci facciano capire, o anche solo si prendano carico dei nostri problemi e li risolvano: sarà questo il motivo del successo dei festival letterari e filosofici, con incontri con autori pronti a raccontare la loro lezione sul mondo e sulla vita. Sarà questo il motivo di tanti film di supereroi al cinema…

E però, come ho detto, questo è stato il decennio dell’improvvisamente: e così come improvvisamente ci siamo svegliati in un incubo incomprensibile, altrettanto improvvisamente sono cominciati ad apparire i riscatti: i Fridays for Future e le Sardine, il Me Too e in generale tutti quei nuovi movimenti (e anche partiti politici) nati dal basso per riappropriarsi degli spazi di un confronto vero, fisico, tra esseri umani. Per lottare, anche violentemente (Hong Kong) per un mondo in cui vengano riconosciuti i diritti fondamentali dell’umanità, che ora appaiono solo accennati: le minoranze, la parità tra uomo e donna, l’uguaglianza sociale ed economica, tutte cose che per decenni sono state lì e che improvvisamente sembrano tornate sul piatto con una forza e una caratterizzazione inedite e mai così sentite. Se ne stanno occupando principalmente le nuove generazioni, segno che forse un risveglio c’è stato, che forse dentro di noi sentiamo quella necessità di ritrovare un equilibrio ed appropriarci di un nostro posto in un mondo completamente mutato. L’umano tornerà a parlare e far parlare di sé, a quel punto non ci sarà più tempo per i confronti tra presente e passato che hanno caratterizzato questi anni 2010: avremo bisogno di un confronto con il futuro.

Gli anni ’10, gli anni dell’improvvisamente, resteranno eccome, avendo essi preparato il terreno: allacciamo le cinture, i ruggenti venti stanno arrivando!

Nota a piè di pagina.
Gli anni 2010, come del resto un po’ tutte le decadi, sono stati caratterizzati anche da importanti scoperte scientifiche. Poiché, però, ho la sensazione che a livello mediatico ci sia più concentrati su altro (e me ne intendo poco…), lascio un breve e simpatico elenco di cose fiche (e meno fiche) che sono accadute: https://on.techprincess.it/le-10-scoperte-scientifiche-del-decennio/

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