Questa Dottoressa delude

Nota introduttiva (anche se, nel 2018/quasi 19, non dovrebbe essere necessaria): quanto segue è un PARERE DEL TUTTO PERSONALE: non è una legge dello Stato, né uno dei comandamenti di Mosé, un pensiero personale va rispettato, anche se non si è d’accordo.
Altra nota introduttiva: mi spiace per chi non comprenderà termini e dinamiche legate a Doctor Who presenti in quest’articolo. Non ho intenzione di introdurvi al mondo di questa serie, sarebbe troppo lungo (e doloroso!), pertanto questo articolo andrebbe letto avendo già almeno una, seppur piccola, infarinatura generale.

Per uno whovian come il sottoscritto, la notizia che il protagonista di una delle sue serie preferite sarebbe stato intepretato da una donna nell’annata 2018 non poteva che essere cosa gradita. Francamente, mi sono sempre domandato come sarebbe stato vedere una Dottoressa (le passate incarnazioni hanno giocato spesso con il lato femminile del personaggio, fino a suggerirci che la possibilità di reincarnarsi in una donna potesse essere plausibile). Anzi, ritengo che questa scelta (necessaria) sia stata operata fin troppo tardi.
Difficile, in un momento di me too e riscossa delle minoranze (altro tema che la nuova stagione ha voluto trattare inserendo, oltre ad elementi precisi nelle trame degli episodi, autori appartenenti a diverse etnie) non receperire anche solo un pochino l’accusa di politically correct avanzata dai fan dello zoccolo duro dello show. Per dirla in altre parole: bisognava aspettare proprio questo momento per introdurre una protagonista femmina?

La scelta dell’attrice che ha ereditato lo scettro da Peter Capaldi è caduta su Jodie Whittaker, volto noto agli spettatori della serie Broadchurch. La BBC ha però voluto ampliare questa “rivoluzione” alla gestione stessa dello show: fuori Steven Moffat, showrunner dal 2010, dentro Chris Chibnall (creatore proprio di Broadchurch), con tutta una serie di volti nuovi, nel reparto autori, come si è detto, e in quello tecnico (ad es., se ne va lo storico compositore Murray Gold, sostituito dall’ “allievo” Segun Akinola… e si sente!).
Arrivare alla fine della visione del decimo episodio (soltanto dieci episodi prodotti, BBC?) con questo stato d’animo di totale delusione per una serie che, sì, nelle ultime annate stava già dimostrando un calo, ma ugualmente, vista anche la portata del cambiamento in atto, aveva ravvivato aspettative e curiosità, è quasi un colpo al cuore. Arrivarci ora, nel 2018, quando per la prima volta una serie così cult (non solo per me, ma per tantissimi fan di più generazioni e di più nazioni) si è permessa di introdurre una donna in un ruolo che per più di cinquant’anni è stato di maschi, è ancora più doloroso.

Cosa non è andato in quest’annata di Doctor Who?
Innanzitutto è sorprendente notare la totale assenza di analisi critica da parte di un autore ormai affermato come Chris Chibnall, che nonostante la sua indubbia esperienza, non è riuscito ad intuire quanto la scelta di realizzare dieci episodi stand-alone, in un momento in cui tutto è serializzato, per di più in Doctor Who, che è stata uno dei capisaldi del passaggio al momento d’oro delle serie serializzate, potesse essere controproducente.
Se è vero che Doctor Who non è mai stato esente da episodi filler, molto spesso le puntate peggiori sono state proprio quelle che nulla avevano a che vedere con il running plot. Chibnall dimostra di non aver studiato approfonditamente la serie la cui guida gli è stata affidata: è storicamente appurato che gli episodi stand-alone di Doctor Who vanno ponderati a dovere, perché non esistono vie di mezzo, o sono ottimi o sono mediocri. Per questo, non avere una trama orizzontale, un percorso di maturazione dei protagonisti, non è sbagliato (e ignorante), è suicida!

Tutti gli altri problemi della stagione nascono da quello appena illustrato. In un’annata in cui non esiste sviluppo dei personaggi, non v’è margine di manovra per gli attori. A soffrirne di più non sono tanto Mandip Gill e Tosin Cole (i cui personaggi sono talmente innocui da far dubitare delle loro capacità attoriali), quanto il bravo (in alcuni momenti bravissimo) Bradley Walsh (Graham, compagno simpatico e l’unico ad avere un minimo di sviluppo interessante e coerente) e soprattutto Whittaker. Se da un lato siamo riusciuti (più per la bravura dell’attrice) ad intravedere la sua capacità di portare il peso di un’icona così particolare, dall’altro abbiamo visto un Dottore senza caratterizzazione, senza storia, senza sviluppo, impegnato solamente a correre, fare battutine (a volte neanche così divertenti) e risolvere i casi della settimana con una logorrea francamente insostenibile (e stiamo parlando del Dottore, personaggio che ha fatto degli spiegoni un marchio di fabbrica).
C’è poi un ulteriore aspetto che ho trovato fastidioso, per non dire quasi offensivo: com’è possibile che in dieci puntate questo Dottore non abbia MAI affrontato (se non in una blanda ed ignorabile frase nell’episodio The Whitchfinders)  la sua trasformazione in femmina? Voglio dire: per un personaggio che è stato maschio per millenni (perché il Dottore ha più di duemila anni!) una battuta sul potere inesistente delle donne ai tempi della caccia alle streghe non mi pare davvero sufficiente a rappresentare l’enorme, ENORME cambiamento che c’è stato. Anzi, fa quasi spavento la superficialità che ha permesso di non affrontare proprio per niente la rigenerazione in sé, quando nelle passate incarnazioni il Dottore ha sempre dedicato almeno un episodio intero a scoprire il suo nuovo corpo e le sue nuove capacità (ed il passaggio è sempre stato da maschio a maschio, figuriamoci quanto interessante – e divertente – sarebbe stato il conflitto interiore – ed esteriore – di un Doctor che si ritrova in un corpo femminile!).
Cari autori, il problema del sessismo non si affronta semplicemente inserendo una donna in un ruolo storicamente maschile: caratterizzare un personaggio femminile in modo così superficiale, non trattare minimamente le differenze, anche fisiche, tra uomo e donna, non dare ad un’attrice la possibilità di esprimere il proprio talento in un ruolo all’altezza delle sue capacità, questo sì che è sessismo!

Forse tutto questo non si può risolvere con un semplice cambio della guardia (di Chibnall, insomma). Forse davvero, per evitare ulteriori danni, sarebbe meglio ammettere di non avere più idee e chiudere bottega.
Del resto, lo stesso Moffat una volta ha detto che la serie sarebbe potuta durare fino al 2020. Indovinate un po? La prossima stagione uscirà proprio quell’anno…

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