Buonasera e buonanotte

“Buonasera e buonanotte”.
Disse tra sé il tale mentre cercava di dormire.
Guardando la finestra (c’era la luna luminosa gialla). La finestra con le persiane di legno, quella.
Il letto era sempre quello da quarantacinque anni, quello che gli piaceva tanto quando era bambino. Ora lo odiava – non da ora, da almeno trenta.
Però ci dormiva (quando dormiva), perché sarebbe stato molto spiacevole cercare un altro letto da qualche altra parte. Spiacevole e decisamente poco economico. Lui non aveva soldi suoi, dopo tutto. Dopo tutto quello che aveva cercato di combinare nella vita, ecco, dopo, dopo che aveva fatto tutto, ma lo stesso si ritrovava in quel letto.
Non si girava perché tanto non sarebbe servito, al massimo gli sarebbe venuto caldo.
Anche se la finestra era aperta, anche se fuori faceva freddo. Lui aveva caldo. Aveva quasi deciso di accendere il ventilatore, quella notte di inizio ottobre, ma si era ricordato che l’aveva lasciato in garage. Era lì da quando aveva tentato di aggiustarlo col martello – che chissà perché stava solo in un comò del garage. Non aveva pensato di portare il martello dal ventilatore, aveva portato il ventilatore dal martello. E poi aveva lasciato lì entrambi. Senza aggiustare nulla. Perché? Non lo sapeva. Ultimamente gli capitava di iniziare una cosa e poi improvvisamente non avere più voglia di continuarla. Poteva capitare anche per cose che non c’entravano col lavoro: iniziava a mangiare un panino al prosciutto e lo lasciava mezzo morso vicino al frigorifero; si apprestava a pulire la camera e poi si ritrovava col pavimento spazzato a metà. Per non parlare di tutti i libri iniziati, di tutti i finali mai visti di film.
Non sapeva neanche più da quanto tempo questo fatto si verificava. Se ne era lamentata anche la vecchia, quando si era accorta che i panni non venivano più lindi come un tempo, e i pasti erano sempre più scadenti. Si stupì accorgendosi di come in effetti, data la sua propensione a non portare a termine niente, quel vizio fosse l’unica cosa costante che gli era rimasta nella vita.
Quella vita spesa. Spesa a fare la spesa. Tutte le settimane, con una carta di credito non sua, in un negozio che odiava, fra gente che odiava. Chiunque frequentasse quel negozio diventava automaticamente qualcuno da evitare, nel mondo esterno. Chissà quante possibili relazioni aveva evitato. Ma odiava quel negozio, odiava la gente in fila alla cassa, odiava le donne. Gli piacevano, in quanto uomo, ma le odiava. Erano esseri umani anche loro, purtroppo.
“Buonasera e buonanotte”.
Disse tra sé il tale mentre fissava uno spiraglio di luce lunare riflesso sul vetro della finestra.
Non osava guardare l’orologio, meglio non sapere che ore erano.
Non che non avesse dormito, ma come tutto, anche quella era una cosa che non portava a termine. Così, come tutte le volte, era disteso, immobile, sveglio, sul letto, il solito da quarantacinque anni, nella stessa stanza da quarantacinque anni.
Poi la vecchia si alzò, nel cuore della notte, e nel buio corridoio camminò. Questo il tale immaginò, sentendo rumori oltre la porta chiusa della sua stanza. I passi dei piedi scalzi e raggrinziti, quelli che conosceva fin troppo bene; quelle caviglie deboli, le vide senza vederle; immaginò il suo lento tragitto verso il bagno, o la cucina. La vecchia, la strega, la commissaria. La donna che lo aveva cresciuto e che ora era il suo conto in banca.
Un figlio rispettoso rispetta. Lui forse un tempo lo aveva fatto davvero; poi, come molte cose della sua vita, aveva smesso. Ecco perché non si sorprese quando si accorse di non essere minimamente preoccupato dopo aver udito il tonfo. Sordo, come di qualcosa caduto dal cielo, e forse aveva anche tremato un poco la casa (del resto, pensò, come può reagire una casa alla forza dell’impatto con un corpo del genere? Minuscolo e debole, ormai, ma solo fuori: dentro inarrestabile, caricato a molla da esperienze, imprecazioni, disgusto, invidia, cattiveria, civetteria, risentimento, dolore, rimpianti. Una perfetta macchina da guerra.)
Ecco perché non si alzò, anche se avrebbe dovuto farlo. Una parte di lui lo sapeva bene, senza di lei non poteva andare avanti. E si era preoccupato di questo per anni. Poi, ovviamente, aveva smesso. Precisamente in quel momento.
Ecco perché non si alzò ed ecco perché un sorriso gli si formò sopra il mento.
Buonasera e buonanotte.

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